lunedì 19 novembre 2007

Piano, solo


il film di Riccardo Milani parla della storia vera (più o meno) di Luca Flores, pianista jazz, morto suicida, dopo essere diventato pazzo, nel 1995.

Dunque, la storia (sceneggiato su un romanzo indovinate di chi? Walter Veltroni, e mi piacerebbe leggere il libro a questo punto) è bellissima, va detto.
In più ottime sono le inquadrature strette quando un Kim Rossi Stuart, un attore fantastico a mio avviso, si avvicina al pianoforte, restituendoci la reale vicinanza, non certo solo fisica, tra un musicista e il suo strumento. Come se non bastasse, c' è anche la riscoperta al cinema di un genere musicale, il jazz, di cui poco si parla, ma che è in realtà bellissimo, caldissimo e molto cinematografico.
Fin qui tutto bene. In realtà il regista commette due errori a mio avviso fatali:
- la colonna sonora; ma perché diavolo scegliere musica di umore per i momenti di pathos? il jazz bastava e avanzava.
- la voce fuori campo, per descrivere la pazzia del protagonista, su sequenze sommario vecchie di cinquant' anni: mi chiedo, ma perché?
Un film alla fine più che sufficiente, con il rammarico che poteva essere qualcosa, anzi, molto di più.

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