lunedì 21 maggio 2007

OGNI 9 MINUTI UN ITALIANO MUORE DI MORTE IMPROVVISA

Ogni 9 minuti un italiano muore di morte improvvisa, 57 mila vite perse all'anno. Sono 246.000 in Italia, secondo le stime basate sulle recenti linee guida internazionali, le persone a rischio di morte cardiaca improvvisa che solo un defibrillatore impiantabile riesce a riconoscere e a trattare con successo. Peccato che nel nostro Paese solo il 5.3% dei pazienti a rischio di morte cardiaca improvvisa ne riceva uno. Nel 2006 infatti in Italia sono stati impiantati appena 13.000 defibrillatori, a fronte dei 246.000 candidati a questo trattamento.
"I defibrillatori impiantabili sono quei dispositivi salvavita che entrano in funzione non appena si verifica un'aritmia ventricolare, vero e proprio evento fatale ed improvviso, neutralizzandola con una scarica elettrica ed evitando cosi' l'arresto cardiaco - spiega Michele Gulizia, Presidente del Congresso e Direttore dell'Unita' Operativa di Cardiologia dell'Ospedale Garibaldi-Nesima di Catania -. "Nel nostro Paese si registra un decesso per morte improvvisa ogni mille abitanti. Il 10% di questi eventi fatali avviene in pazienti sintomatici, ma le persone trattate con un defibrillatore salvavita sono solo 13.000, davvero troppo poche. Basterebbe aumentare la spesa del Fondo Sanitario Nazionale dello 0,70%, pari a 540 milioni di euro in 4 anni per ovviare al problema, abbattendo 470.000 giornate di ricovero con un risparmio di poco meno di 200 milioni di euro l'anno. E' chiaro che - prosegue Gulizia - si tratta di investimenti rilevanti che pero' gia' nel breve periodo consentirebbero un netto miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dell'assistenza sanitaria". Creare una valida rete di soccorso significa colmare anche le disparita' presenti tra il Nord e il Sud Italia. In Sicilia solo il 3.5% dei pazienti candidati al trattamento con defibrillatore ne riceve uno, percentuale che sale a piu' del doppio, 6.8%, in Lombardia, regione d'eccellenza sanitaria. Molteplici le ricadute di questa assistenza a macchia di leopardo che costringe 600 pazienti ogni anno a spostarsi dal Sud verso il Nord per ottenere un impianto. "A parita' di condizioni di salute un cittadino della Lombardia ha maggiori probabilita' che gli venga impiantato un defibrillatore rispetto ad un abitante della Sicilia - afferma Gianni Spinella, Presidente Nazionale di Conacuore, l'Associazione che riunisce oltre 110 Associazioni di cardiopatici in tutt'Italia -. Noi cardiopatici siamo spesso vittime di lunghe liste di attesa che non ci consentono di accedere in tempo agli esami diagnostici e di poter usufruire delle migliori opzioni terapeutiche, giudicate troppo costose sebbene efficaci.

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